Prospettive / Dollaro USA: una nuova tendenza che potrebbe scuotere il mondo?
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maggio 2018
Yoram Lustig , Responsabile delle Soluzioni Multi-Asset, EMEA

PUNTI ESSENZIALI

  • Ad aprile il dollaro ha cambiato direzione. Ora tutti si chiedono se sia l’inizio di una nuova tendenza.
  • Un dollaro forte ha conseguenze importanti per i mercati finanziari e per gli investitori, in particolare per chi detiene attivi all'estero.
  • La solidità del dollaro potrebbe inoltre ripercuotersi sui mercati emergenti, sui prezzi delle materie prime e sugli utili societari statunitensi.
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A metà di aprile potrebbe essere iniziato un cambiamento radicale per i mercati finanziari. Dopo aver perso circa il 10% nel 2017 rispetto a un paniere delle principali valute mondiali, nel primo trimestre del 2018 il dollaro USA ha seguito un movimento a grandi linee laterale, per recuperare oltre 4,0% da fine marzo1. Siamo di fronte all’inizio di una nuova tendenza?

 

Forze valutarie

L’apprezzamento del dollaro nel 2017 era dovuto a una serie di validi motivi. Negli Stati Uniti l’economia stava crescendo più rapidamente che nell’UE, nel Regno Unito e nel Giappone. La Federal Reserve statunitense (Fed) stava rialzando i tassi, le banche centrali nell'UE e in Giappone mantenevano un atteggiamento attendista e la Banca d’Inghilterra aveva aumentato i tassi solo una volta, nel novembre 2017, dando luogo a un differenziale positivo fra i tassi d'interesse a favore del dollaro. Tuttavia, il biglietto verde ha continuato a calare.

 

A posteriori è facile spiegare l’andamento che ha seguito lo scorso anno. Le tensioni politiche in Europa si sono allentate e le economie dell'UE hanno iniziato ad accelerare. Un maggior numero di investitori ha scommesso che la Banca centrale europea (BCE) avrebbe terminato il massiccio programma di acquisto di titoli prima del previsto. Le trattative sulla Brexit hanno imboccato un cammino positivo e la sterlina britannica è rimbalzata dopo il calo conseguente al risultato sul referendum relativo alla permanenza nell’UE. L’elezione del presidente Trump ha inoltre gettato un’ombra d’incertezza sul percorso che seguiranno gli Stati Uniti, dove l'economia non andava male, ma sembrava essere migliore altrove.

 

Il punto di flessione

Una possibile causa del cambio della direzione del dollaro si è presentata in aprile, rappresentata dai segnali di debolezza dell’espansione economica mondiale sincronizzata. Con la previsione di accelerazione dell’economia statunitense grazie agli stimoli fiscali (taglio delle imposte), l’Europa e il Regno Unito sembrano rallentare. Tenendo presente la continua normalizzazione di tassi da parte della Fed, potremmo aver raggiunto un punto di flessione per il dollaro. Non ci si attende che la Banca centrale europea (BCE) aumenti i tassi prima del secondo semestre del 2019 e la Banca del Giappone si trova lontana anni luce dal suo primo rialzo. Il sentiment globale più fragile che nel 2017 induce alcuni investitori a detenere dollari come valuta rifugio. A conti fatti le valute si muovono in base alla legge della domanda e dell’offerta, sostenuta da un elevato numero di forze.

 

Le oscillazioni di dollaro, euro, sterlina e yen dal gennaio 2016

 

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Fonte: T. Rowe Price e Bloomberg Index Services, Inc. dal 1/1/2016 al 10/05/2018. L’indice del dollaro statunitense indica un valore internazionale generale della divisa calcolando la media dei tassi di cambio tra il biglietto verde e le principali monete mondiali. Gli indici di euro, sterlina britannica e yen riflettono i tassi di cambio delle rispettive valute con il dollaro. Tutti gli indici hanno base 100 al 31/12/2015 per semplificare il confronto.

 

Quattro conseguenze di un dollaro forte

1. Un dollaro forte ha conseguenze importanti per i mercati finanziari e per gli investitori, in particolare per chi detiene attivi all'estero. Ad esempio prendiamo in esame l’indice S&P 500 nel 2018. Il suo rendimento da inizio anno è di circa il 2,7% se misurato in dollari statunitensi, ma sale al 4,8% in euro e scende all’1,2% in yen. Le valute possono esercitare notevoli ripercussioni sui risultati. Questo aspetto è particolarmente importante poiché il dollaro statunitense è la valuta in cui sono denominati molti attivi finanziari globali.

 

La buona notizia è che il rischio di cambio può essere gestito. Per i gestori di portafoglio è abituale coprire l’esposizione valutaria ricorrendo a derivati (ad es. contratti a termine) per consentire agli investitori di sottoscrivere classi di azioni di fondi con copertura della valuta. La difficoltà è rappresentata dal differenziale fra i tassi d'interesse tra gli Stati Uniti e gli altri paesi, che aumenta i costi di copertura. Ad esempio, considerando il tasso di riferimento dei Fed Funds all’1,75% e quello della BCE a 0%, coprire dollari in euro avrebbe un costo superiore all’1,75%, che, in un contesto di bassi rendimenti, risulterebbe significativo.

 

2. La seconda conseguenza di un dollaro forte è rappresentata dalle ripercussioni sulle economie emergenti, altamente basate sugli afflussi esteri per finanziare i propri deficit fiscali e i disavanzi delle partite correnti. L’apprezzamento del dollaro e il rialzo dei tassi d'interesse statunitensi potrebbe causare l’inversione dei flussi di capitali, ovvero dai mercati emergenti agli Stati Uniti. Un altro problema per i mercati emergenti è dato dalla svalutazione in divisa locale (quando il dollaro si apprezza, le valute scambiate tendono a deprezzarsi), che metterebbe i paesi emergenti in difficoltà nell’onorare il debito denominato in dollari.

 

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3. La terza conseguenza di un dollaro forte è l'effetto sulle quotazioni delle materie prime, che normalmente sono legate al biglietto verde da un rapporto inversamente proporzionale: all’apprezzamento della divisa statunitense è storicamente corrisposto una tendenza alla flessione dei prezzi. Il calo delle quotazioni potrebbe avere conseguenze importanti ad esempio sugli utili societari, sull’inflazione e sullo sviluppo delle economie nazionali (avvantaggiando i paesi importatori e penalizzando quelli esportatori).

 

4. La quarta conseguenza della solidità del dollaro è l’influenza sull’economia globale. Un suo apprezzamento potrebbe penalizzare gli utili di aziende statunitensi con importanti attività all’estero, incrementando quelli delle aziende asiatiche ed europee caratterizzate da cospicue esportazioni verso gli Stati Uniti. Questo andamento potrebbe ripercuotersi non solo sugli utili societari ma anche sul mercato del lavoro, a causa di un mutato approccio alle assunzioni e agli investimenti societari. L’inflazione negli Stati Uniti potrebbe diminuire (riducendo il prezzo delle importazioni), mentre l’inflazione statunitense potrebbe essere esportata all'estero, condizionando eventualmente le decisioni delle banche centrali. Infine, forti oscillazioni del biglietto verde possono influire sul sentiment e sul comportamento dei consumatori, causando un aumento o una diminuzione della fiducia in diversi paesi.

 

Cosa cambierà nell’immediato futuro?

Un cambio nella direzione del dollaro statunitense, la valuta maggiormente usata al mondo, estrinsecherebbe effetti sugli investitori, sulla performance di alcune asset class e sull’economia globale. Gli investitori dovrebbero valutare se i loro portafogli siano posizionati per beneficiare di tale apprezzamento e decidere se coprire gli eventuali rischi. Un cambio di regime così importante dovrebbe stimolare la discussione e il riesame dei portafogli.

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1 Tutti i dati sono aggiornati al 22/05/2018. Fonte: Bloomberg. Dati utilizzati con licenza di Bloomberg Finance L.P.

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Responsabile delle Soluzioni Multi-Asset, EMEA
Yoram Lustig è Responsabile delle Soluzioni Multi-Asset, EMEA , all’interno della divisione di Asset Allocation. Prima di entrare in T. Rowe Price nel 2017, Lustig ricopriva il ruolo di Responsabile degli Investimenti Multi-Asset UK presso AXA Investment Managers.
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